Il 2026 si conferma un anno di forti tensioni per il mercato RC Auto. I premi continuano a crescere a ritmi superiori all’inflazione e raggiungono nuovi massimi storici, spinti da un mix di fattori fiscali, tecnologici e macroeconomici.
Nel primo trimestre dell’anno, secondo i dati dell’Osservatorio Segugio.it il premio medio RC Auto sale a 485,86 euro, con un incremento del 9,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato supera il precedente record del quarto trimestre 2025, quando la media si era attestata a 481,06 euro.
Parallelamente, l’IVASS rileva a gennaio 2026 un aumento annuo del 4,38%, in un contesto in cui l’inflazione generale resta intorno all’1%. Nel biennio 2024‑2025 i premi erano già cresciuti dell’11,5%, delineando una tendenza che non accenna a rallentare.
Il peso delle nuove misure fiscali
Una parte rilevante dei rincari è legata alla Legge di Bilancio 2026. Le compagnie assicurative devono far fronte a due interventi che incidono direttamente sui costi operativi: l’aumento dell’IRAP per il settore finanziario e assicurativo e l’innalzamento dell’aliquota sulle polizze infortuni del conducente, passata dal 2,5% al 12,5% con effetto retroattivo fino a dieci anni.
Secondo gli operatori, l’impatto complessivo delle misure sfiora il miliardo di euro. Le compagnie, strette tra margini regolati e costi crescenti, trasferiscono parte del peso sui premi RC Auto.
Riparazioni più costose e sinistri in aumento
Oltre alla componente fiscale, il settore deve gestire l’aumento dei costi medi dei sinistri. Il ritorno ai livelli di traffico pre‑pandemia ha riportato in alto la frequenza degli incidenti, mentre la crescente complessità tecnologica dei veicoli — sensori, radar, sistemi ADAS — rende le riparazioni più onerose.
La ricambistica continua, inoltre, a risentire delle tensioni internazionali e delle catene di fornitura instabili, contribuendo a un ulteriore incremento dei costi.
Divari territoriali sempre più marcati
Uno degli aspetti più evidenti, e più preoccupanti, è la divergenza territoriale. Nel primo trimestre 2026 il Sud registra aumenti nettamente superiori alla media nazionale: Molise +21,9%; Calabria +21,2%; Puglia +18%.
Al Nord gli incrementi sono più contenuti, con la Valle d’Aosta al +4,6% e il Trentino-Alto Adige al +6,7%. Il Lazio, con un +4,8%, si colloca tra le regioni meno colpite.
Mobilità assicurativa ai massimi storici
L’aumento dei premi modifica anche il comportamento degli assicurati. Nel quarto trimestre 2025 il tasso di cambio compagnia raggiunge il 18,88%, il valore più alto mai registrato.
Tra il 2023 e il 2025 i premi sono aumentati del 21,3%, mentre la mobilità assicurativa è cresciuta del 24,3%. È un segnale chiaro: la fedeltà non è più un valore, e il prezzo torna a essere la variabile dominante. Le compagnie che non riescono a contenere gli aumenti perdono clienti, mentre i comparatori diventano il punto di riferimento per una scelta sempre più razionale e sempre meno emotiva.
Un settore in cerca di stabilità
Il 2026 si presenta come un anno di transizione per il mercato RC Auto. Il settore assicurativo si trova davanti a una sfida complessa: conciliare sostenibilità economica, pressione fiscale, innovazione tecnologica e tutela del consumatore. Gli aumenti dei premi non sono un’anomalia, ma il sintomo di un sistema che sta cercando un nuovo equilibrio.
In un contesto in cui i margini di manovra si riducono e la concorrenza si sposta sempre più sul terreno del prezzo, la difficoltà sarà mantenere un equilibrio senza spingere gli automobilisti verso comportamenti difensivi — come la riduzione delle garanzie accessorie — che potrebbero rivelarsi controproducenti.