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Direct Lending: Una Rivoluzione nel Finanziamento Aziendale

Con il termine direct lending, si intende una tipologia di finanziamenti alle imprese attraverso prestiti diretti da parte di operatori diversi dalle banche, che consentono loro di ottenere liquidità in tempi molto più rapidi e a costi spesso inferiori e più trasparenti rispetto a quelli degli istituti bancari.  Sono, dunque, prestiti erogati tipicamente da società di gestione del risparmio (SGR) e holding che decidono di investire nel private debt di PMI e grandi imprese o da piattaforme Fintech accessibili solo agli investitori professionali come assicurazioni, fondi pensione e fondi sovrani.

Vantaggi

Il vantaggio del direct lending, nato in seguito al Decreto-legge 18/2016, che ha permesso di concedere prestiti al di fuori del sistema bancario tradizionale, è la capacità di personalizzare il finanziamento in funzione delle necessità, delle potenzialità finanziarie e dei progetti di sviluppo dell’impresa richiedente.

Il reverse factoring e i vantaggi per la gestione dei pagamenti ai fornitori

Il reverse factoring è una soluzione finanziaria che rovescia la logica applicata nel factoring tradizionale, secondo la quale, tipicamente, sono le aziende fornitrici o venditrici che cedono le proprie fatture non ancora riscosse a una società di factoring o una banca (factor)per monetizzarle rapidamente. Nel reverse factoring, invece, è il debitore (solitamente un’azienda di medie o grandi dimensioni) a richiedere all’istituto finanziario un’assistenza completa nella gestione dei propri debiti di fornitura.

Attraverso il reverse factoring, le aziende debitrici possono concordare termini di pagamento più estesi con i propri fornitori, senza compromettere la liquidità. Parallelamente, i fornitori hanno l’opportunità di monetizzare con anticipo i crediti provenienti dalle fatture emesse, tramite l’istituto finanziario convenzionato con la grande impresa debitrice. Così, il fornitore beneficia di un accesso diretto alla liquidità, che diversamente potrebbe subire ritardi a causa dei lunghi cicli di pagamento imposti dalle imprese di maggiori dimensioni.

Indagine Fintech 2023: Risultati e Implicazioni per il Sistema Finanziario Italiano

La Banca d’Italia ha da poco pubblicato i risultati della quarta indagine conoscitiva Fintech, condotta nel corso del 2023. Questa rilevazione, che si svolge con cadenza biennale, ha coinvolto l’intero sistema bancario italiano, nonché 67 intermediari non bancari. Gli intermediari non bancari sono stati selezionati in base ai volumi di operatività e al particolare modello di business adottato. L’indagine offre una panoramica dettagliata dei progressi nel settore Fintech e delle sfide che il sistema finanziario italiano sta affrontando nel contesto dell’evoluzione tecnologica.

Ecco alcuni punti chiave emersi dall’indagine:

Investimenti e Tecnologie: La dinamica degli investimenti nel settore Fintech è stata esaminata, insieme alle tecnologie adottate. L’indagine ha analizzato anche la rete di collaborazioni tra intermediari e imprese fornitrici di servizi informatici e tecnologici nella realizzazione degli investimenti. La spesa per investimenti in tecnologie innovative è stata pari a 600 milioni di euro nel biennio 2021-2022; viene stimata in 901 milioni per il biennio 2023-2024; sono previste ulteriori spese per 380 milioni a partire dal 2025, fino al completamento dei progetti. Complessivamente la spesa connessa ai progetti di investimento rilevati ammonta a 1,88 miliardi di euro.

Effetti sugli Intermediari: La seconda parte dell’indagine ha esaminato gli effetti di questi investimenti sull’organizzazione degli intermediari, sul loro modello di business e sui rischi. È interessante notare come gli intermediari stessi percepiscano questi cambiamenti. I progetti più rilevanti nell’area dell’intermediazione hanno avuto come obiettivo prevalente la digitalizzazione e l’automazione del processo del credito, dalla richiesta del prestito alla sua erogazione sino all’eventuale gestione dei crediti problematici e in sofferenza (digital lending).

Come sta cambiando il Paese grazie alla digitalizzazione e il coinvolgimento delle PMI

La digitalizzazione è un fenomeno che sta rivoluzionando il nostro Paese in modo profondo e pervasivo. Non si tratta solo di adottare nuove tecnologie, ma di una vera e propria trasformazione organizzativa, economica e sociale. Vediamo come la digitalizzazione sta influenzando il nostro Paese e come le imprese possono essere parte attiva di questo processo.

La Trasformazione Digitale: Definizione e Impatto

La Trasformazione Digitale è il processo che deriva dall’adozione e dallo sviluppo delle tecnologie digitali per mutare e migliorare servizi e imprese. Coinvolge ogni aspetto della nostra vita: dal modo in cui lavoriamo alle abitudini quotidiane. Le nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale, il Big Data, l’Internet of Things, la Blockchain e il 5G, stanno cambiando il nostro modo di fare business e di interagire con il mondo, offrendo maggiore efficienza attraverso l’automazione, l’innovazione e la creatività.

L’irreversibilità della Digitalizzazione

La digitalizzazione non è solo inevitabile, ma anche irreversibile. Non possiamo tornare indietro. Questo spostamento verso il digitale richiede un cambiamento nei modelli di azione che abbiamo adottato fino ad oggi. Le imprese devono essere pronte a cogliere le opportunità che questa trasformazione offre, poiché sono attori chiave nella digitalizzazione del Paese.

Il Fintech in Italia nel primo trimestre 2024

Secondo tutti i principali osservatori finanziari, quello del fintech è un mercato in fortissima crescita in cui tecnologia e intelligenza artificiale saranno sempre più centrali.

L’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano, ha riscontrato che al 2023 in Italia sono presenti 513 startup fintech che hanno raccolto all’incirca 150 milioni di euro, in linea con il trend globale di maggiore cautela da parte dei fondi di Venture Capital. Di queste realtà, il 19% si sta specializzando nello sviluppo di progetti legati alla Generative AI: si tratta di modelli algoritmici in grado di eseguire più operazioni contemporaneamente e di dar vita a operazioni immediate. Non a caso, l’82% delle realtà fintech italiane coopera già con almeno un partner strategico e nel 33% dei casi almeno una delle aziende che collabora ha fatto ingresso nel capitale della startup.

Ma come è iniziato il 2024? Quali prospettive ci sono? Nel primo trimestre del 2024, il settore fintech in Italia ha visto diverse novità e tendenze interessanti. In linea generale possiamo affermare che l’intelligenza artificiale, Buy now pay later (BNPL), pagamenti biometrici e open banking sono tra le maggiori sfide che il fintech lancia a un 2024 che promette di essere l’anno di svolta del mondo del risparmio e degli investimenti.

Vediamo insieme quali sono queste tendenze e innovazioni nel dettaglio:

Il rapporto banca-cliente nell’era digitale

La produttività economica e le opportunità di sviluppo dipendono in modo significativo dal progresso tecnologico. Questo aspetto è particolarmente rilevante per l’Europa, che presenta ancora un divario di produttività rispetto agli Stati Uniti. Tuttavia, negli ultimi dieci anni, l’Europa ha mostrato un leggero miglioramento, sebbene persista un ritardo nell’adozione di tecnologie trasversali, come il digitale e l’intelligenza artificiale. Questo divario tecnologico può influenzare l’attrattività economica dell’Unione Europea e la capacità delle imprese e dei cittadini di sfruttare i vantaggi delle nuove tecnologie.

Nel settore bancario e finanziario in senso più ampio, la trasformazione digitale è in corso, con un ritmo di cambiamento intenso e spinte innovative esterne. Tuttavia, questa trasformazione comporta alcuni effetti da considerare:

Perdita di contatto con la clientela: Durante la transizione verso il digitale, le banche rischiano di perdere il contatto diretto con i clienti. La prossimità tra banca e cliente, che è stata tradizionalmente un pilastro del credito di relazione, diventa ancora più sfidante. Infatti, tramite l’automazione dei processi, adottata per migliorare l’efficienza operativa, processi come l’apertura di conti, la gestione delle transazioni e l’approvazione di prestiti sono ora digitalizzati, riducendo i tempi di attesa e semplificando le procedure per i clienti, che d’altra parte necessitano sempre meno del rapporto con il personale di filiale.

Nuovi canali di comunicazione: Oltre ai tradizionali sportelli fisici, le banche ora hanno introdotto app, chatbot e assistenti virtuali e sono proliferate le banche esclusivamente online, con conti gestiti totalmente da remoto. Questi canali consentono ai clienti di accedere ai servizi bancari in modo più flessibile e comodo.

Restrizione del mercato: La digitalizzazione potrebbe portare a una restrizione del mercato, con fasce di clientela più esposte all’esclusione. Le banche devono bilanciare l’efficienza digitale con l’accessibilità per tutti i clienti, in particolare quelli “analogici” che vedono ancora con molto sospetto il rapporto con i computer. Per questo motivo bisognerebbe pensare ad un modello bancario ibrido transitorio che disponga di una “prossimità a distanza”, un sistema di affiancamento da remoto, da parte degli operatori ai clienti in difficoltà, ad esempio gli anziani.

Concorrenza nel settore bancario: La trasformazione digitale apre nuove opportunità, ma anche la concorrenza. Le banche devono adattarsi per rimanere competitive e in tal senso devono puntare sulla personalizzazione. Grazie all’analisi dei dati, le banche possono offrire suggerimenti di investimento basati sul profilo del cliente o promozioni mirate, rafforzando così la relazione e la soddisfazione del cliente.

Servizi finanziari innovativi: Le tecnologie emergenti come la blockchain, l’intelligenza artificiale e le criptovalute stanno cambiando il modo in cui vengono offerti i servizi finanziari. I pagamenti digitali, i prestiti peer-to-peer e le nuove forme di investimento stanno ridefinendo il panorama finanziario. In un contesto del genere sono quindi sempre più importati le figure dei consulenti finanziari, degli specialist, in grado di svolgere il ruolo di intermediazione tra cliente e banche, dei professionisti a cui aziende e privati possano affidarsi per comprendere le loro esigenze ma che al contempo siano in grado di interfacciarsi con banche e nuove tecnologie poiché ne conoscono le dinamiche.

In sintesi, la digitalizzazione sta snellendo procedure e riducendo tempi di attesa nelle operazioni finanziarie, ma potrebbe portare a una maggiore distanza tra banca e cliente, con meno interazioni umane. Le banche, quindi, devono trovare un equilibrio tra efficienza digitale e relazioni personali, mantenendo, inoltre, la sicurezza dei dati, come una priorità costante.

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