fbpx

Blog

Il rapporto banca-cliente nell’era digitale

La produttività economica e le opportunità di sviluppo dipendono in modo significativo dal progresso tecnologico. Questo aspetto è particolarmente rilevante per l’Europa, che presenta ancora un divario di produttività rispetto agli Stati Uniti. Tuttavia, negli ultimi dieci anni, l’Europa ha mostrato un leggero miglioramento, sebbene persista un ritardo nell’adozione di tecnologie trasversali, come il digitale e l’intelligenza artificiale. Questo divario tecnologico può influenzare l’attrattività economica dell’Unione Europea e la capacità delle imprese e dei cittadini di sfruttare i vantaggi delle nuove tecnologie.

Nel settore bancario e finanziario in senso più ampio, la trasformazione digitale è in corso, con un ritmo di cambiamento intenso e spinte innovative esterne. Tuttavia, questa trasformazione comporta alcuni effetti da considerare:

Perdita di contatto con la clientela: Durante la transizione verso il digitale, le banche rischiano di perdere il contatto diretto con i clienti. La prossimità tra banca e cliente, che è stata tradizionalmente un pilastro del credito di relazione, diventa ancora più sfidante. Infatti, tramite l’automazione dei processi, adottata per migliorare l’efficienza operativa, processi come l’apertura di conti, la gestione delle transazioni e l’approvazione di prestiti sono ora digitalizzati, riducendo i tempi di attesa e semplificando le procedure per i clienti, che d’altra parte necessitano sempre meno del rapporto con il personale di filiale.

Nuovi canali di comunicazione: Oltre ai tradizionali sportelli fisici, le banche ora hanno introdotto app, chatbot e assistenti virtuali e sono proliferate le banche esclusivamente online, con conti gestiti totalmente da remoto. Questi canali consentono ai clienti di accedere ai servizi bancari in modo più flessibile e comodo.

Restrizione del mercato: La digitalizzazione potrebbe portare a una restrizione del mercato, con fasce di clientela più esposte all’esclusione. Le banche devono bilanciare l’efficienza digitale con l’accessibilità per tutti i clienti, in particolare quelli “analogici” che vedono ancora con molto sospetto il rapporto con i computer. Per questo motivo bisognerebbe pensare ad un modello bancario ibrido transitorio che disponga di una “prossimità a distanza”, un sistema di affiancamento da remoto, da parte degli operatori ai clienti in difficoltà, ad esempio gli anziani.

Concorrenza nel settore bancario: La trasformazione digitale apre nuove opportunità, ma anche la concorrenza. Le banche devono adattarsi per rimanere competitive e in tal senso devono puntare sulla personalizzazione. Grazie all’analisi dei dati, le banche possono offrire suggerimenti di investimento basati sul profilo del cliente o promozioni mirate, rafforzando così la relazione e la soddisfazione del cliente.

Servizi finanziari innovativi: Le tecnologie emergenti come la blockchain, l’intelligenza artificiale e le criptovalute stanno cambiando il modo in cui vengono offerti i servizi finanziari. I pagamenti digitali, i prestiti peer-to-peer e le nuove forme di investimento stanno ridefinendo il panorama finanziario. In un contesto del genere sono quindi sempre più importati le figure dei consulenti finanziari, degli specialist, in grado di svolgere il ruolo di intermediazione tra cliente e banche, dei professionisti a cui aziende e privati possano affidarsi per comprendere le loro esigenze ma che al contempo siano in grado di interfacciarsi con banche e nuove tecnologie poiché ne conoscono le dinamiche.

In sintesi, la digitalizzazione sta snellendo procedure e riducendo tempi di attesa nelle operazioni finanziarie, ma potrebbe portare a una maggiore distanza tra banca e cliente, con meno interazioni umane. Le banche, quindi, devono trovare un equilibrio tra efficienza digitale e relazioni personali, mantenendo, inoltre, la sicurezza dei dati, come una priorità costante.

Industria 5.0: la nuova rivoluzione industriale

Industria 5.0 è un termine che evoca innovazione, cambiamento e una visione audace per il futuro dell’industria. In questo articolo, esploreremo cos’è l’Industria 5.0, le sue caratteristiche distintive e il ruolo cruciale che l’Europa sta svolgendo in questa rivoluzione industriale.

Iniziamo dicendo che l’Industria 5.0 è un concetto relativamente nuovo, introdotto dalla Commissione Europea, che va oltre l’efficienza e la produttività come unici obiettivi. Questa visione rafforza il ruolo e il contributo dell’industria alla società, ponendo il benessere del lavoratore al centro del processo produttivo, grazie all’utilizzo di nuove tecnologie che mirano a garantire prosperità, occupazione e crescita, nel rispetto del pianeta.

Caratteristiche dell’Industria 5.0

L’Industria 5.0 si basa su tre pilastri fondamentali:

  1. Umanocentricità: L’attenzione si sposta dall’automazione pura alla collaborazione tra esseri umani e macchine. La creatività, il problem solving e la capacità critica dell’essere umano sono valorizzati, consentendo una produzione personalizzata su larga scala.
  1. Sostenibilità: L’Industria 5.0 considera gli impatti ambientali e sociali. Si tratta di bilanciare lo sviluppo economico con la risoluzione dei problemi socio-ambientali, utilizzando la tecnologia per migliorare la qualità della vita di ogni cittadino. Utilizzando materiali intelligenti e tecnologie bioispirate, si riducono gli sprechi e si promuove una produzione più sostenibile.
  1. Resilienza: L’industria deve essere in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e alle sfide, mantenendo la sua funzionalità e sostenibilità.

Le nuove competenze richieste nel mondo assicurativo nel 2024

Le nuove competenze necessarie per affrontare le sfide tecnologiche nel settore insurtech sono molteplici e riguardano sia le aree tecniche che quelle manageriali. Se su quelle tecniche ci siamo soffermati più volte parlando di machine learning, cloud computing, cyber security, blockchain e Internet of Thing, non abbiamo mai parlato delle nuove competenze manageriali necessarie in questo settore. Queste sono legate alla capacità di adattarsi al cambiamento, di innovare i prodotti e i servizi, di gestire i rischi e il capitale, di sfruttare le potenzialità delle tecnologie digitali e di promuovere la sostenibilità. Alcuni esempi di competenze richieste sono:

  • Competenze digitali: si tratta di conoscere e padroneggiare le tecnologie più avanzate, di cui abbiamo detto. Queste competenze sono fondamentali per migliorare l’efficienza, la personalizzazione, la sicurezza e la competitività del settore assicurativo. Tra le professioni più ricercate nel settore nei prossimi anni vi saranno in quest’ambito: il prompt engineering, il data analyst, il data specialist e il cloud engineer.
  • Competenze trasversali: si tratta di abilità che riguardano la comunicazione, la collaborazione, la creatività, il problem solving, il pensiero critico, l’apprendimento continuo, ecc. Queste competenze sono importanti per lavorare in team multidisciplinari, per interagire con i clienti e i partner, per generare nuove idee e soluzioni, per affrontare le sfide e le opportunità del mercato.
  • Competenze sostenibili: si tratta di avere una visione etica e responsabile del proprio ruolo, di contribuire al benessere sociale e ambientale, di aderire ai principi ESG (Environmental, Social and Governance), di integrare la sostenibilità nella strategia e nella governance aziendale. Queste competenze sono essenziali per creare valore a lungo termine, per rispondere alle aspettative dei clienti e degli stakeholder, per gestire i rischi emergenti e per cogliere le opportunità di crescita

Il crowdfunding per le imprese: nuova regolamentazione

Il Regolamento UE sul crowdfunding – approvato nell’ormai lontano 2020 dopo due anni di consultazioni al Parlamento Europeo – è ufficialmente realtà. Infatti, proprio il 10 novembre 2023 cadeva il termine ultimo concesso dall’Unione Europea alle piattaforme di crowdfunding dei vari Stati membri per adeguarsi alle norme. Il Regolamento è entrato in vigore, con l'obiettivo di armonizzare e semplificare le norme per i fornitori di servizi di crowdfunding per le imprese in tutta l'Unione Europea. Questo significa che le piattaforme di equity e lending crowdfunding devono ottenere una nuova licenza per operare in Italia e negli altri paesi membri, rispettando requisiti più severi in termini di trasparenza, sicurezza, conflitto di interessi e prudenza; vi è stata l’introduzione di un vero e proprio passaporto europeo, concesso alle piattaforme autorizzate per operare in tutti gli Stati membri.

 L’Italia era già all’avanguardia rispetto ad altri Paesi europei per quanto riguarda la tutela degli investitori in crowdfunding, ma le normative riguardavano soprattutto l’equity crowdfunding. Con il regolamento europeo, la tutela sarà ancora più stringente e anche il lending crowdfunding sarà sottoposto a una disciplina specifica, analoga a quella per l’equity in tutti i punti dove non indicato diversamente.  

Raggiungere l’impatto zero: una priorità fintech

La necessità di raggiungere lo zero netto non è mai stata così urgente come lo è oggi. La COP19 aveva gettato le basi per raggiungere questo obiettivo in tutti i mercati in tempi brevi, ma durante la COP28 si è visto che questo tema è ancora sul tavolo e sempre più improrogabile. Ma quanto sarà difficile per le aziende ridurre a zero le emissioni di carbonio? E quanto lo sarà per settori in crescita come il fintech?

Il raggiungimento dello zero netto delle emissioni di carbonio nelle fintech è un obiettivo ambizioso che richiede l’adozione di strategie innovative per ridurre l’impatto ambientale del settore finanziario.

Le fintech possono contribuire a ridurre le emissioni di carbonio in diversi modi, ad esempio:

Migliorando l’efficienza energetica dei sistemi informatici e riducendo il consumo di carta e di altre risorse materiali.

Promuovendo la trasparenza e la responsabilità sociale delle imprese, incoraggiando la divulgazione e la verifica delle informazioni ambientali, sociali e di governance (ESG).

Finanziando progetti e iniziative a basso impatto ambientale, come le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile e l’agricoltura biologica.

Come si tassano gli investimenti finanziari esteri

Molto spesso al fine di tutelare al meglio il proprio patrimonio o per sfruttare possibili opportunità di guadagno si effettuano investimenti finanziari in paesi esteri.

Sul mercato esistono svariate opzioni di investimento all'estero che consentono di diversificare il portafoglio finanziario. Tuttavia, prima di effettuare un investimento finanziario all'estero è necessario essere a conoscenza delle eventuali ricadute fiscali a cui l'investitore va incontro.

Per investimenti finanziari esteri si intendono quelli che vengono effettuati in paesi diversi da quello di residenza fiscale del contribuente. Questi investimenti possono generare dei redditi, come interessi, dividendi, plusvalenze, che sono soggetti a tassazione sia nel paese di origine che in quello di residenza.

Per evitare la doppia imposizione, ovvero il pagamento di due volte le stesse tasse sui medesimi redditi, esistono due strumenti principali:

   Le convenzioni contro le doppie imposizioni, che sono accordi bilaterali tra due paesi che stabiliscono le regole per la ripartizione della potestà impositiva sui redditi transnazionali. Queste convenzioni seguono il modello OCSE e prevedono che i redditi siano tassati nel paese di residenza del beneficiario, con l’applicazione di un credito d’imposta per le imposte pagate nel paese di origine. In alcuni casi, le convenzioni prevedono anche delle aliquote ridotte o delle esenzioni per alcuni tipi di redditi.

Sottocategorie

Orari

 Lunedì - Venerdì
 10.00 - 13.00
 14.30 - 16.30